La traccia

LA TRACCIA

Didattica dei linguaggi artistici

Gasperini M. | Ingegneri E. | Matarazzo F. | Salvadori E. | Sprizzi A.

 

La traccia è impronta, segno, ombra, indizio, ma anche cammino e percorso mnemonico attraverso la riproduzione dell’esperienza dei sensi, la testimonianza di un fatto accaduto o di una condizione preesistente che resta nella memoria.

 

LABORATORI
  1. Dalla scrittura al segno, dal segno al suono di Elena Salvadori
  2. Viaggio nell’esperienza sensoriale di Fabiola Matarazzo
  3. Il piacere d’incartarsi di Andrea Strizzi
  4. Tracce “effimere” di Erika Ingegneri
  5. Ombre impertinenti di Marianna Gasperini

 

L’IDEA DEL GRUPPO

Con non poche incertezze e contraddizioni, alla fine si è definita la ricerca su cui lavorare al progetto didattico per questo percorso formativo: la Traccia. La traccia è impronta, segno, ombra, indizio, ma anche cammino e percorso mnemonico attraverso la riproduzione dell’esperienza dei sensi, la testimonianza di un fatto accaduto o di una condizione preesistente che resta nella memoria.

Abbiamo notato che con l’evolversi delle nuove tecnologie, le persone si allontanano sempre più dal fare manuale ed è emerso che l’attenzione degli studenti è molto più alta in relazione ad uno schermo digitale rispetto ad un foglio. Ormai, l’uso della manualità nell’atto creativo e persino la capacità di scrivere con la calligrafia in corsivo è

quasi del tutto annullata nelle nuove generazioni.

Il nostro obiettivo e` quello di portare gli allievi a riscoprire il piacere della manualita` attraverso la necessita` di

lasciare traccia di se` come memoria tentando di stimolare il senso di appartenenza. Tutti noi abbiamo lavorato

confrontandoci e condividendo idee, competenze, possibili obiettivi e finalita` che si potrebbero raggiungere con i

ragazzi attraverso una metodologia specifica, cercando di fargli superare le paure con la sperimentazione manuale

e creare delle situazioni confortevoli per offrire loro degli stimoli maggiori per la creazione di un’opera.

Il nostro interesse è indagare una serie di esperienze atte a portare maggior consapevolezza nel fare creativo come

superamento delle proprie paure, nell’affrontare e superare, l’inibizione.

 

INTRODUZIONE

Durante questi corsi ci sono stati molti momenti di crisi pura e fra i numerosi confronti con i colleghi dei diversi

gruppi creati, all’interno dei corsi formativi, si è potuto analizzare e riflettere su particolari aspetti attuali, sia della

collettività che del singolo individuo. Uno, tra i più` importanti, e` che con l’evolversi delle tecnologie, le persone si

allontanano sempre più dal fare manuale perché si vive maggiormente in una realtà virtuale e noi diventiamo

estensione di questa realtà con l’immersione nella stessa.

La problematica individuata è l’incapacità attuale dei ragazzi di concentrarsi a lungo su un’unica immagine. La loro

difficoltà nel rapportarsi e approcciarsi liberamente con le materie artistiche, poiché surclassati da immagini che

scorrono velocemente sugli apparati tecnologici. Uno degli obiettivi è quello di portare i ragazzi a riscoprire il

piacere della manualità e stimolare la fantasia cercando di far capire loro l’importanza di lasciare traccia di sé nel

corso dei tempi.

 

PREMESSA

Fin dalle sue origini l’uomo primitivo ha lasciato tracce: tracce sulla sabbia, sul fango, sulla pietra.

Lasciare tracce di sé è stato allora, come oggi una necessità. Infatti, pensiamo ai graffiti rupestri nelle grotte dei

tempi preistorici, dove l’uomo sentiva già l’esigenza di narrare quanto gli stesse accadendo. L’unico modo che

aveva era quello di disegnare lasciando memoria di sé con il sangue lasciava un segno quando ancora non esisteva

la scrittura come forma di narrazione. Seppur inconsapevole, – artisticamente -, usa il sangue che e` indice, esso

stesso, di traccia. È fluido corporale che molti artisti moderni e contemporanei usano perché` è` la traccia genetica

di ogni singolo individuo. è la testimonianza della propria esistenza – tracce visibili, tracce invisibili, oppure traccia

come presenza e traccia come assenza.

Nelle diverse forme espressive, il gesto tracciato, il segno, un percorso visibile o immaginario, un’impronta lasciata

dal tempo e nel tempo, dall’uomo prende corpo attraverso linguaggi più o meno leggibili come la scrittura e le

immagini. Il mondo e` intessuto di tracce e la tela che ognuno di noi tesse, con il proprio vissuto, ha una

dimensione astratta e immateriale che agisce solo come la possibilità` di una ripetizione indefinita arrivando

all’essenza dell’idealità` che è ripetibile e risulta collegata ai fenomeni della scrittura e della traccia nella forma

generale. L’assenza del soggetto e` condizione necessaria per far si che l’ideale` sia iterabile fino a raggiungere la

perfezione della coscienza. Viviamo in un mondo di segni non perché ci sia una «prosa del mondo”, come suggeriva

Merleau Ponty e come aveva ripetuto Foucault, ma perché il mondo non è composto di cose bensì di

rappresentazioni”. 1

Questi temi sono stati affrontati in maniera particolarmente attenta e approfondita sia da filosofi e semiologi che

da artisti.

Infatti, anche in uno dei saggi di Roland Barthes, che si basa su degli scritti di F. de Saussure, vediamo come è

soprattutto la memoria e il tempo che scorre ad essere il relatore fondamentale nella traccia, ove vi si trovano due

forme di linguaggio per eccellenza che si sviluppa in due tipi di attività mentali.

Il primo è dato dalla scrittura, con le parole e viene definito paradigmatico, perché utilizzato secondo una logica

lineare e quindi irreversibilmente pertinente. È una combinazione di segni che si sussegue in una catena di parole

unite in “praesentia”.

Invece il secondo linguaggio e` quello delle immagini che traccia un rapporto evocativo della memoria sotto forma

di associazioni; in questo caso i termini sono uniti in “absentia”.

Tuttavia ogni gruppo forma una serie mnemonica virtuale o anche un tesoro di memoria, usando i termini di

Saussure, inoltre fa un’osservazione in cui afferma che la lingua è` possibile proprio perché` i segni si ripetono.

Questi, per far capire meglio il rapporto fra i due piani fa un esempio di base architettonica; ovvero, afferma che

ogni unità` del linguaggio la si può` paragonare ad una colonna di un edificio che se e` in rapporto di continuità`

con l’architrave e con tutte le altre parti, si ha il rapporto paradigmatico, – o anche detto sintagmatico -, ma se,

invece, guardiamo nello specifico lo stile della colonna ed essa è dorica ci stimola il confronto con gli altri ordini

architettonici, ionico e corinzio. Così` si crea il rapporto associativo, altro non e` che un rapporto virtuale di

sostituzione.2

Per quanto riguarda gli artisti, che si occupano in particolar modo del rapporto associativo, abbiamo Bill Viola che

afferma che sin dai tempi in cui la scrittura ancora non era diffusa, una buona memoria era fondamentale e l’arte

mnemonica, ovvero la capacità` di ricordare, doveva essere perfetta. Secondo lui, chiunque poteva imparare un

discorso collocando tutti i punti chiave in corrispondenza di luoghi ben definiti imparando un percorso racchiuso in

un tempio immaginario e all’occorrenza intraprendere questo cammino tracciando quello più` familiare

attraversando i punti prestabiliti in precedenza, perché` il concetto che le idee esistano in uno spazio e` molto

antico. Infatti in La visione invisibile di scoiattoli illuminati ed esperimenti fatali scrive:

“(…)Il sapere e la conoscenza sono stati a lungo collegati all’attività` fisica e al movimento spaziale. Non ci sara`

imprinting per degli anatroccoli trasportati dentro una cesta dietro la loro madre. Soltanto coloro ai quali sara`

permesso di barcollare e affannarsi camminandole dietro impareranno a riconoscerla. (…) Oggi si usa ancora

parlare di un “percorso di memoria” (…)”.3

Concludiamo con l’osservazione di Lévi-Strauss dove ammette che la distinzione tra natura e cultura è universale e

riconosce che anche la scrittura lo è, giacché il fenomeno di “tracciare” vige dappertutto.

Dallo stesso concetto che un’ idea, per essere tale, deve risultare indefinitamente iterabile; e che la possibilità di

ripetere ha inizio proprio nel momento in cui si istituisca un codice, la cui forma archetipica (originaria e non

derivata) è offerta proprio, dal segno scritto, dalla traccia che può presentarsi anche (sebbene non

necessariamente) in assenza dello scrittore.

 

ARTISTI DI RIFERIMENTO

Louise Bourgeois, Richard Long, Marinetti, Bill Viola e Teresa Margolles, Irma Blank, Ernesto Neto, Bruno Munari,

Aires Mateus, Marcel Duchamp, Larry Kagan, Tim Noble e Sue Webster, Bohyun Yoon, Kumi Yamashita.m, Christo,

Yayoi Kusama, Andy Goldsworthy, Roman Opalka.

 

FINALITÀ

Tutti noi abbiamo lavorato confrontandoci e condividendo idee, competenze e i possibili obiettivi, finalità che si

potrebbero raggiungere con i ragazzi attraverso una metodologia specifica, soprattutto quella narrativa – laterale,

mettendo da parte quella scientifica – lineare. Il Concetto di pertinenza-impertinenza spesso è associato in ambito

scolastico a giusto o sbagliato.4

L’allievo non è consapevole dell’importanza dell’errare che per l’essere umano è legato alla vita stessa, ed e’

normale. Più sbagliamo più vuol dire che stiamo godendo dell’esistere. L’esistere richiede sperimentazione,

coraggio, forza delle idee e obiettivi tutti elementi fondamentali nel nostro percorso formativo/creativo.

Percorso di crescita, aiuto nell’affrontare positivamente le paure che inibiscono. Potenziamento di ciò che

sembrerebbe un ostacolo (casualità, dimenticanza, situazioni inusuali/non conformi alle regole, sociali o del gioco).

Adottando La Traccia come macrotema del gruppo, si sviluppano una serie di laboratori impertinenti, prendendo

come esempio Marco Dallari per stimolare, e sviluppare una propositiva unità didattica.

Una traccia che provochi, che suggestioni attraverso varie tecniche (scultura, pittura, scrittura, uso della luce,

installazione) e che sia un’apertura verso ‘altro’.

  1. Riscoprire il piacere della manualità
  2. Stimolare il pensiero laterale/stimolare la fantasia
  3. Stabilire i legami con i compagni intrecciando e creando connessioni tra le immagini e le loro narrazioni.
  4. Insegnare la progettazione e la realizzazione di un’installazione per la mostra finale.
OBIETTIVI DEL PROGETTO
  • Comprendere il cambiamento e la diversità dei tempi storici in una dimensione diacronica attraverso il
  • confronto fra il digitale e l’analogico;
  • Collocare l’esperienza personale in un sistema di regole fondato sul reciproco riconoscimento della persona,
  • della collettività, dell’ambiente;
  • Riconoscimento dei materiali di uso non propriamente comune nell’arte e distinguerne i vari codici
  • nell’espressività.
  • Recupero della manualità.
  • Comprendere i legami tra forma e contenuto.
  • Interazione tra gli elementi del gruppo di studenti.
METODOLOGIA

Leonardo Da Vinci, nel suo trattato ‘De Pictura’, aveva fatto una raccomandazione agli artisti, invitandoli a

guardare nelle tracce sporche lasciate dalla natura, perché in esse avrebbero trovato ispirazione ed avrebbero

visto altre situazioni del tutto impensabili ed inaspettate.

Possiamo vedere come attualmente lo stesso concetto lo riprende Marco Dallari5, riconoscendo a Munari un ruolo

importante, perché introduce un elemento per la riflessione educativa affermando che l’invenzione e la creatività

partono da un’idea che si trasforma in concetto e simultaneamente prende corpo attraverso i luoghi e i materiali.

La creatività è sempre associata ad un alto indice di fantasia che se non viene stimolata con un esercizio quotidiano

si affievolisce fino a scomparire e quindi come sostiene Vygotskij6 diventa semplice “fantasticheria”.

  • Evocare sensazioni attraverso la relazione con materiali naturali vari e di riciclaggio.
  • Sperimentazione delle tecniche e dei materiali.
  • Lavoro di gruppo definendo i ruoli
  • Utilizzare i 5 sensi.
  • Dilatare il tempo nell’iter progettuale.
  • Utilizzo della narrazione
  • Imparare a gestire il tempo nell’affrontare la progettualità.
BIBLIOGRAFIA COLLETTIVA

Roland Barthes, Elementi di Semiologia, Einaudi Editore Torino – 1965.

Marco Dallari, La dimensione estetica della Paideia – Fenomenologia, arte, narratività, Gardolo (TN) – Erickson

Ristampa 2008.

Marco Dallari, In una notte di luna vuota, Erickson, 2012

Maurizio Ferraris, Introduzione a Derrida, Laterza

Victor I Stoichita, Breve storia dell’ombra. Dalle origini della pittura alla pop Art, il Saggiatore 2016

Michel Foucault, Nascita della clinica. Il ruolo della medicina nella costituzione delle scienze umane, Torino ,

Einaudi 1963

Ernest H. Gombrich, Ombre, la rappresentazione dell’ombra portata nell’arte occidentale, Piccola Biblioteca

Einaudi 2017.

NOTE

1: Cit., Secondo Derrida “la forma è traccia dell’informe. Se la determinazione dell’essere come presenza viene a confondersi con quella dell’ essere come idealità, allora la

presenza semplice appare indissociabile dalla ripetizione; sicché, conclude Derrida, “la cosa stessa si sottrae sempre”:  distinguere in linea di principio la presentazione dalla rappresentazione”· cit. Derrida in “Introduzione a Derrida”, pag. 32

2 Cfr., Roland Barthes, Elementi di Semiologia, Torino Einaudi Editore – 1965. Tratto da Sintagma e Sistema da pag. 53 a 63.

3 Cfr il testo di Bill Viola: Vedere con la mente e con il Cuore a cura di Valentina Valentini, Gangemi Editore – Roma. Tratto da La visione invisibile di scoiattoli illuminati ed

esperimenti fatali di pag. 34 e 35.

4 : Marco Dallari afferma l’importanza del pensiero laterale come creativo e l’impertinenza come atteggiamento che “tradisce la norma e la normalità, intesa sia come

applicazione delle consuetudini e delle forme, sia come assunzione di comportamento o atteggiamenti che escono dalla prevedibilità

5 : Marco Dallari In una notte di luna vuota

6 ibidem