Errore creativo

Errore creativo

Nelle mie letture mi sono confrontata con la tematica dell’errore scolastico in ambito pedagogico e ho cercato di analizzare la parola partendo dalla sua etimologia latina: “error” è derivato di errare, ossia “vagare, deviare, sbagliare”.

Ho approfondito il significato del termine dal punto di vista narrativo e suggestivo del viaggiare e del vagare con il laboratorio delle ombre impertinenti, tentando di far emergere l’aspetto positivo e meraviglioso dell’errore come metafora dell’ombra manipolata, come dualità: di bene e male, di giusto e sbagliato, di luce e ombra, di realtà e illusione.

L’ “errore si ripercuote anche sulla loro fertilità: lo sbaglio è solo uno sbaglio (anche se si dice che sbagliando s’impara); l’errore è connaturato nella costruzione della conoscenza. Una volta ritrovato il bandolo perduto nell’errore, quanta consapevolezza abbiamo maturato, e quanta meraviglia e quanto sapere scaturisce dal vagolare dell’errore!”. (https://unaparolaalgiorno.it/significato/E/errore) .

Edward de Bono, un neuro-scienziato, esamina il pensiero umano e i processi percettivi, partendo dal presupposto che il cervello umano riesca a “vedere” ciò che conosce e su cui è preparato e tenda a un pensiero verticale, naturale, secondo schemi rassicuranti. Ma è soprattutto nel pensiero laterale, non lineare, interrotto, stimolato da curiosità, da soluzioni assurde che si ritrova il mondo creativo.

E in queste due sfere può trovare posto un concetto “delicato” in ambito educativo, quello di pertinenza-impertinenza. In ambito scolastico, spesso si associano questi due termini a “giusto” e “sbagliato”: pertinenza al pensiero verticale, impertinenza al pensiero laterale.

Riccardo Massa, noto pedagogista, sostiene: “Non è infrequente che ciò che per qualcuno è errore, per altri sia provocazione, trasgressione, sperimentazione. L’errore, concettualmente e pragmaticamente, è definito da un margine, un limite, ma ogni confine è dotato di una zona franca.”( Pag 98. In una notte di luna vuota- Riccardo Massa)

“Limite”, “confine”: i termini di cui ci parla Massa si riconducono alla parola errore, alla sua etimologia (dal latino ”error”)  e ai suoi significati di errare, errante.

La figura dell’errante è colui che vaga per abbandonare la retta via, come Ulisse alla ricerca della sua amata Itaca.

Il confine è un luogo di sfide e per il bambino come per l’adulto è una condizione necessaria, come lo è nel gioco la  regola conosciuta e accettata.

L’impertinenza non va intesa come provocazione o come atteggiamento negativo, ma piuttosto come scoperta e approccio che, come dice Massa, “tradisce la norma e la normalità, intesa sia come applicazione delle consuetudini e delle forme, sia come assunzione di comportamento o atteggiamenti che escono dalla prevedibilità” (pp 101- In una notte di luna vuota- Riccardo Massa)

In ogni ambito scolastico, pedagogico e scientifico, l’errore è sempre stato percepito come qualcosa di estremamente negativo, da punire o cancellare. Fino a oltre la metà del ‘900 sono state elaborate e messe in atto in ambito educativo teorie che prevedono la sanzione e il rifiuto dell’errore. Un cambiamento di pensiero si ebbe grazie a due filosofi, Bachelard e Popper, che portarono interessanti riflessioni sul ruolo educativo che l’errore riveste in ambito scolastico.

L’errore diviene un valido strumento per apprendere rafforzare le conoscenze. Bachelard, noto filosofo, afferma che l’errore è “un fatto positivo, normale e utile“; Popper, invece, riferendosi al metodo scientifico afferma: “ Non siamo interessati allo stabilimento di teorie scientifiche in quanto sicuri, certi o probabili. Consapevoli della nostra fallibilità, siamo soltanto interessati a criticarli e a controllarli con la speranza di scoprire dove sbagliamo, di apprendere dagli errori e, se abbiamo fortuna di pervenire a teorie migliori”.

Questi nuovi pensieri introducono nell’essere umano la normalità di errare e lo definiscono normale e logico, in quanto è esperienza con la quale egli costruisce la sua personalità e la sua vita. Grazie a questi pensieri, la scuola ha iniziato a mutare il suo atteggiamento e dagli anni ‘70 ha incominciato a cambiare atteggiamento. Nel 1969 Postman dichiara: “È sorprendente vedere come gli studenti possono perdere una parte della loro paura di sbagliare, profondamente radicata in loro, quando si trovano con un insegnante che non chiede loro di essere nel giusto, ma soltanto di unirsi a lui nella ricerca dell’errore: del suo come del proprio”. A partire da questi pensieri, si è formata una nuova pedagogia sull’errore , un’educazione attenta alla costruzione dell’individuo e del proprio sapere,  attraverso i propri errori.

Per una svolta positiva nella concezione dell’errore, bisogna prestare attenzione a una serie di molteplici fattori all’interno di un dispositivo assai complesso, come direbbe Michel Foucault.

“ Non si tratta dunque, nell’affermare la grande importanza dell’uomo di esser aperto e disponibile all’avventura intesa come <rottura> di un quotidiano che rischierebbe di modificarsi nell’abitudinario e quindi in una passivizzante routine, di rifiutare il quotidiano quasi che esso fosse sinonimo di una inevitabile negatività esistenziale. Si tratta al contrario di sapersi difendere dai rischi che essa comporta quando viene in un certo senso assolutizzata o quando divenga totalizzata; ovvero si tratta di ricorrere ad alcune esperienze <rottura> che, con altrettanti scossoni esistenziali, ne interrompano la pericolosa linearità.”(Foucault pp58-59 1969 Nascita della Clinica. Il ruolo della medicina nella costruzione delle scienze Umane, Torino Enaudi [1963]).

penso che il distacco, “la rottura”, sia dovuto a diversi fattori e a molteplici bisogni, primo fra tutti il percepire la “non appartenenza”  alla realtà, alla materialità e al gioco nel fare lezione, nel suo essere finzione, teatro dell’esperienza educativa che si sta percependo.

“Il chiaro del bosco è un centro nel quale non sempre è possibile entrare; lo si osserva dal limite e la comparsa di alcune impronte di animali non aiuta a compiere tale passo.

Qualche uccello richiama l’attenzione, invitando ad avanzare vin dove indica la sua voce. E le si da ascolto. Poi non si incontra nulla che non sia un luogo intatto che sembra essersi aperto solo in quell’istante e che mai più si darà così..”- Marzia Zambrano (pag 142 Metodo e qualità dell’esperienza scolastica, a cura di Francesco Cappa)

 

C’è scuola la dove il metodo funziona, dove c’è un’esperienza di sapere reale motivata e sensata.

Un bravo docente ascolta lo studente, sa sfruttar lo spiazzamento come elemento di rottura della routine, non solo trasmettere saperi, ma deve aver anche cura delle relazione, condizione indispensabile per trasmetter conoscenze.

L’alunno deve essere accompagnato in un percorso, all’interno della lezione, addentrandosi come in un bosco, lo “Holzweg”(Hegel), dalle fitte complessità di rami, arbusti, di vie, di luci e di ombre.

L’insegnante deve sottolineare in modo positivo gli insuccessi dello studente, le sue strade interrotte, accompagnandolo e aiutandolo a riflettere sul suo percorso di conoscenza, invitandolo a riprendere magari il sentiero lasciato, se è senza uscita, e conducendolo a dei momenti di radure, di emozione e visione complessiva del percorso svolto.

Per l’insegnante si tratterà di entrare nel dispositivo dell’interruzione e quindi dell’errore, e cogliere se esso sia dovuto a una nozione non acquisita o a un errore di procedura, e così via…

A tale proposito, è fondamentale sicuramente da parte dell’insegnante, dell’educatore, costruire una relazione emozionale ed empatica di fiducia con l’alunno e proporre, in modo chiaro, gli obiettivi, i comportamenti, e ciò che ci si aspetta dal processo del corso di apprendimento.

Pertanto, l’attenzione sull’alunno non sarà tanto centrata sul fatto che egli acquisisca competenze e conoscenze, ma piuttosto sulla modalità in cui vengono raggiunti gli obiettivi, sui procedimenti logici, emozionali e materiali che lo guidano nel suo  percorso. Punto focale sarà la relazione tra docente e alunno, nella consapevolezza dell’importanza del processo dell’”errare-errore”, dei processi mentali flessibili utilizzati per indagare la realtà, per giungere a una radura.

Nell’esperienza del laboratori, in cui si indaga, si fa scoperta, l’errore perde la sua veste di risposta sbagliata oscura e diventa invece indicatore di soluzioni diverse; una riflessione creativa e magari errata da parte dello studente (una via senza uscita) sarà colta dall’insegnante come un’occasione per condurre come un bravo regista l’allievo alle diverse possibilità, a ipotesi di soluzione, trasmettendogli meraviglia e scoperta. L’alunno deve sentirsi nel dispositivo, nel teatro, non deve percepire le lezioni come bosco all’orizzonte, ma trovarsi all’interno del sottobosco e godere della radura.

Antiseri dice a tal proposito: “ Il problema esige una scoperta da farsi: l’esercizio si esegue perché una scoperta è già stata fatta”, supportando il ruolo positivo dell’errore per giungere alla verità.

 

mariannagasperini